Negli ultimi anni, l’olio di cocco ha riscosso un successo crescente
L’olio di cocco è un olio alimentare ampiamente diffuso, estratto dalle noci di cocco mature raccolte dalla palma da cocco. Le due tipologie principali sono:
- l’olio ottenuto dalla copra (polpa essiccata) e l’olio di cocco vergine (noce di cocco fresca, da cui si estrae la polpa fresca ed il latte di cocco).
Le due tipologie presentano profili di acidi grassi simili; tuttavia, l’olio di cocco vergine, contiene quantità maggiori di alcuni nutrienti (ad esempio, vitamina E) e composti bioattivi anti-ossidanti (come polifenoli).
I due oli si differenziano per i processi di estrazione
L’olio di copra (CO) si ottiene frantumando la polpa essiccata della noce di cocco per estrarne l’olio, che viene poi solitamente sottoposto a raffinazione, sbiancamento e deodorazione-(Refined, Bleached, Deodorized)- (RBD- CO). Questo tipo di olio viene comunemente impiegato nella produzione di grassi per uso alimentare e per la frittura.
Al contrario, l’olio di cocco vergine (VCO) si ottiene pressando la polpa fresca (umida) della noce di cocco per estrarre l’olio e il latte di cocco; questi formano un’emulsione che viene successivamente separata mediante varie tecniche. A differenza del primo non viene raffinato e, pertanto, non è esposto alle elevate temperature tipiche della distillazione degli acidi grassi liberi e della deodorazione, processi che possono causare la volatilizzazione o la distruzione di molti componenti termolabili.
I due tipi di oli sono da sempre classificati, insieme all’olio di palma e ai grassi di origine animale, come fonte di grassi saturi, poiché sono composti per circa il 92% da acidi grassi saturi.
Da adesso in poi considererò’ olio di cocco (in generale), che sia vergine o di copra raffinato, a meno che non venga da me specificato, poichè gli studi in letteratura hanno utilizzato tutti e 2 i tipi di oli, non differenziando gli effetti di un tipo o dell’altro sul metabolismo perchè la composizione dei grassi è simile e quello che si è andato a studiare è proprio l’effetto dei grassi sull’organismo. L’unica cosa specificata e che si deve sapere è che l’olio di cocco vergine è piu’ puro, ha una maggior quantità di antiossidanti (quindi è preferibile scegliere quest’ultimo, sopratutto per il trattamento della pelle e per la salute dei capelli); ed infine che ovviamente l’olio di cocco vergine ha un costo superiore.
Linee guida dietetiche
Storicamente, i grassi alimentari hanno suscitato un considerevole dibattito riguardo al tipo e alle quantità da consumare, nonché al loro ruolo nella regolazione del peso corporeo e nell’eziologia delle malattie croniche. I grassi saturi sono essenziali per le normali funzioni fisiologiche e strutturali; tuttavia, il corpo umano può sintetizzarne più che a sufficienza per soddisfare tali esigenze. Le Linee guida raccomandano che l’assunzione di grassi saturi sia limitata a meno del 10% delle calorie totali giornaliere.
Inoltre, affermano che esistono prove solide e coerenti del fatto che la sostituzione dei grassi saturi con grassi insaturi – in particolare quelli polinsaturi – sia associata a una riduzione dei livelli ematici di colesterolo totale e di colesterolo legato alle lipoproteine a bassa densità (LDL-C)- (colesterolo tra virgolette cattivo), con conseguente diminuzione del rischio di eventi e decessi correlati alle malattie cardiovascolari.
Tipologie di grassi
Come accade per molte componenti della nutrizione, le evidenze emergenti indicano che non tutti i grassi saturi sono uguali.
Possiamo dividerli in tre tipologie: a catena corta (SCFA), a catena media (MCFA) e a catena lunga (LCFA), in base alla lunghezza degli atomi di carbonio.
Diversi studi, hanno riportato che il consumo di acidi grassi a catena media, può portare a miglioramenti nella composizione corporea e in altri esiti di salute, senza influire negativamente sui fattori di rischio cardio-metabolici.
Tuttavia, la ricerca condotta sugli acidi grassi a catena media (puri ed isolati) non può essere applicata direttamente all’olio di cocco (o a qualsiasi altro olio), poiché quest’ultimo contiene un profilo composto da diversi tipi di acidi grassi. Allego una tabella con profili di acidi grassi per diversi tipi di oli.
Un po’ di biochimica
Quando vengono assunti, i grassi devono innanzitutto essere digeriti prima di poter essere assorbiti attraverso la parete intestinale. La maggior parte della digestione avviene nella parte superiore dell’intestino tenue, grazie all’azione di enzimi (lipasi) sui grassi precedentemente emulsionati dagli acidi biliari. La maggior parte degli acidi grassi a catena corta e media non viene riesterificata; essi passano direttamente nella vena porta e vengono trasportati al fegato, fornendo così energia in modo più rapido (vengono assorbiti direttamente).
Al contrario, gli acidi grassi a catena lunga, sono altamente idrofobi (insolubili in acqua) e tendono ad aggregarsi in grosse gocce lipidiche nel chimo che arriva dallo stomaco. Vengono cosi trasportati prima nel sistema linfatico e poi nel circolo sanguigno da molecole chiamate chilomicroni (lipoproteine).
Quindi formando lipoproteine, entrano nel torrente ematico attraverso il sistema linfatico, bypassando in gran parte il fegato. Mentre circolano nel sangue, le lipoproteine rilasciano acidi grassi ai tessuti, contribuendo così all’accumulo di grasso corporeo. Durante questo processo, parte di tali grassi può depositarsi sulle pareti arteriose, aumentando il rischio di disturbi cardiometabolici.
Come detto, gli acidi grassi a catena media, invece, vengono assorbiti direttamente nella vena porta e metabolizzati dal fegato; inoltre, non tendono a legarsi ad altre molecole, poiché non vengono facilmente riesterificati. Ciò rende molto meno probabile che contribuiscano alla formazione di tali depositi o incrostazioni lipidiche.
Il metabolismo di tutti gli acidi grassi avviene nel mitocondrio. Gli acidi grassi a catena media entrano facilmente nei mitocondri in modo indipendente (a differenza degli acidi grassi a catena lunga, che dipendono dal sistema di trasporto della carnitina) e possono poi essere convertiti in acetoacetato e beta-idrossibutirrato da un enzimi specifici. Questi due corpi chetonici possono essere ulteriormente metabolizzati dal fegato per produrre anidride carbonica, acqua ed energia. Il risultato di questa più rapida conversione metabolica degli acidi grassi a catena media è che, invece di essere accumulati come grasso, l’energia generata può essere interamente trasformata in carburante immediatamente utilizzabile dal cervello, dagli organi e/o dai muscoli. Gli acidi grassi non sono in grado di attraversare la barriera emato-encefalica; il cervello umano dipende principalmente dal glucosio come fonte energetica primaria, ma può ricorrere a combustibili alternativi, come i chetoni, per mantenere l’omeostasi energetica. I corpi chetonici vengono ampiamente utilizzati come fonte di energia in condizioni di carenza di glucosio, una condizione nota come “chetosi”.
Olio di cocco e malattia di alzheimer
Data, la specificità del loro metabolismo, assorbimento e degradazione, è stato ipotizzato che gli acidi grassi a catena media presenti in prodotti come l’olio di cocco – possano avere effetti unici sulla salute umana, spaziando dalla prevenzione delle malattie cardiovascolari a quella della malattia di Alzheimer. Tuttavia ad oggi, nessuno studio clinico ha osservato un potenziale preventivo o terapeutico dell’olio di cocco sulla malattia di Alzheimer.
Come detto in precedenza gli effetti degli acidi grassi a catena media (puri) non possono essere applicati direttamente all’olio di cocco, poiché quest’ultimo contiene un profilo composto da diversi acidi grassi.
È stato ipotizzato che l’acido laurico, il principale grasso saturo presente nell’olio di cocco, possa comportarsi sia come un acido grasso a catena media che come un acido grasso a catena lunga. Per quanto riguarda la digestione e l’assorbimento, uno studio suggerisce che l’acido laurico si comporti più come un acido grasso a catena lunga, dato che la maggior parte di esso (70–75%) viene assorbita e trasportata dai chilomicroni, al contrario, l’acido caprilico (C8) e l’acido caprico (C10) seguono per la maggior parte la via diretta nella vena porta ma rappresentano in tolale solo un 10/15% dei grassi dell’olio di cocco.
Olio di cocco e salute dell’osso/osteoporosi
È stato suggerito che l’osteoporosi menopausale sia associata allo stress ossidativo e all’inibizione del sistema di difesa antiossidante, con conseguente squilibrio tra le attività degli osteoblasti e degli osteoclasti. È stato riscontrato, nei ratti da laboratorio, dopo l’assunzione di 6 settimane di l’olio di cocco vergine, un cambiamento sullo stato ossidativo dell’osso della tibia. Sono diminuiti i livelli di malondialdeide e aumentati i livelli degli enzimi antiossidanti (glutatione perossidasi e superossido dismutasi). È stato inoltre dimostrato, in questi ratti, che l’olio di cocco vergine, migliora i parametri istomorfometrici ossei, tra cui il numero, lo spessore e la separazione delle trabecole, Ad oggi, tuttavia, nessuno studio sull’uomo (clinico o osservazionale) ha valutato i potenziali effetti preventivi o terapeutici dell’assunzione di olio di cocco sulla salute delle ossa e/o sull’osteoporosi.
Olio di cocco e salute cardiovascolare
L’olio di cocco è diventato sempre piu’ popolare, grazie ai presunti effetti benefici sulle malattie cardiovascolari, in particolare per i potenziali effetti ipo-lipemizzanti, dimostrati in studi di alimentazione umana che valutano esclusivamente gli acidi grassi caprilico e caprico purificati (e non olio di cocco in toto/ caprilico e caprico sono solo il 10/15%). Le prove relative ai potenziali benefici cardiovascolari, si basano in gran parte su studi in animali e/o in vitro.
In alcuni studi osservazionali di alcune popolazioni indigene, il consumo di cocco è associato a livelli più elevati di colesterolo HDL (quello tra virgolette buono) e molte affermazioni benefiche sono state attribuite a questo effetto. Le evidenze epidemiologiche provenienti da altre varie popolazioni nel mondo, che consumano abbondantemente cocco, hanno visto che oltre al colesterolo HDL, anche i trigliceridi, il colesterolo totale e il colesterolo LDL (quello tra virgolette cattivo) aumentavano. Studi osservazionali sono stati condotti anche in diversi paesi come Tanzania, Indonesia e India, ecc. Tuttavia, i fattori confondenti tra i gruppi di studio, come il fumo, l’assunzione di zuccheri e lo stile di vita, rendono poco chiaro se il cocco nella dieta abbia effetti benefici sulle malattie cardiovascolari. Negli studi di intervento, l’olio di cocco raffinato da copra, ha generalmente aumentato il colesterolo LDL in misura maggiore rispetto agli oli vegetali ma in misura minore rispetto al burro animale.
Olio di cocco e controlo glicemico/diabete tipo 2
Oltre al rischio di malattie cardiovascolari, è stato dimostrato che i grassi saturi inducono insulino-resistenza nell’uomo. Uno studio controllato randomizzato condotto su adulti affetti da malattia coronarica, ha rilevato che l’emoglobina glicata, un indicatore del controllo del diabete, non è risultata influenzata dal consumo di olio di cocco raffinato, sbiancato e deodorato o di olio di girasole in un arco temporale di 2 anni. In seguito all’ingestione di un pasto ricco di carboidrati, le variazioni della glicemia e dell’insulinemia sono risultate di entità inferiori quando è stato consumato anche olio di cocco; tuttavia, poiché i livelli postprandiali hanno impiegato più tempo per tornare ai valori basali, l’area incrementale sotto la curva (iAUC) è risultata paragonabile tra i diversi trattamenti. In uno studio analogo, è stato osservato che l’olio di cocco, esercita un effetto benefico in pazienti con uno scarso controllo del diabete di tipo 2. Tuttavia, ad oggi, gli studi clinici non hanno valutato tali effetti efficaci.
Olio di cocco e perdita di peso
I sostenitori dell’olio di cocco, affermano che l’elevato contenuto di acidi grassi a catena media, aumenti il dispendio energetico; tuttavia, la stragrande maggioranza degli studi sull’uomo che indagano tali potenziali effetti biologici riguarda principalmente l’uso di acido caprilico e acido caprico in forma purificata, componenti che, come già accennato, costituiscono solo circa il 10/15% dei grassi presenti nell’olio di cocco. In diversi studi è stato provato l’effetto di perdita di peso sostituendo l’olio da cucina abituale con l’olio di cocco.
In alcuni studi è stato riscontrato una riduzione dell’indice di massa corporea e della circonferenza vita e un maggior senso di sazietà con il consumo di oli di olio di cocco. Altri studi, invece non hanno trovato nessuna differenza sui parametri esaminati tra il consumo di olio di cocco e altri oli usati in cucina.
Dal punto di vista meccanicistico, è stato ipotizzato che l’olio di cocco, eserciti un effetto “termogenico” nell’organismo, grazie alla maggiore concentrazione di acidi grassi a catena media. È stato suggerito che un apporto da basso a moderato di acidi grassi a catena media (15–30 g/die), rispetto agli acidi grassi a catena lunga, possa aumentare il dispendio energetico di circa il 5% in giovani uomini sani, un fenomeno mediato, almeno in parte, dall’attivazione del sistema nervoso simpatico. Tuttavia, tali effetti possono essere transitori in caso di assunzione prolungata. Gli studi, inoltre, sono stati condotti principalmente su modelli animali.
Ipotizzando che il dispendio energetico associato al consumo di acidi grassi a catena media, rimanga elevato rispetto a quello riscontrato con gli acidi grassi a catena lunga e che non si verifichi alcun adattamento (o che questo sia trascurabile), ci sarebbe una perdita di peso stimabile in circa 0,67 kg al mese; in un contesto dietetico è una cifra quasi trascurabile e non avrebbe senso, sostituire l’olio extravergine di oliva con l’olio di cocco, perché il primo porta molti piu’ benefici per la salute e per togliere 0,70kg al mese è meglio optare e fare riferimento ad altre pratiche dietetiche e comportamentali (inoltre, ribadisco, che non parliamo di acidi grassi a catena media puri ed isolati quando parliamo di olio di cocco).
Olio di cocco e carie dentali
La carie dentale ha un’eziologia multifattoriale. La dieta, la morfologia dentale, l’ambiente orale e i tipi di microrganismi presenti – così come la loro capacità di colonizzare e formare la placca dentale – contribuiscono tutti allo sviluppo della carie.
L’oil pulling, una pratica che consiste nel trattenere in bocca una certa quantità di olio per un determinato periodo, facendolo circolare all’interno del cavo orale, è descritto nella letteratura ayurvedica da millenni. In uno studio interventistico prospettico condotto su 60 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 16 e i 18 anni, hanno riscontrato che l’oil pulling con olio di cocco raffinato, sbiancato e deodorato è efficace nel ridurre sia l’indice di placca che quello gengivale dopo 7, 15 e 30 giorni. Lo *Streptococcus mutans* è il microrganismo predominante riscontrato nella placca dentale associata alle lesioni cariose. In uno studio interventistico comparativo su 50 bambine di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, è emerso che l’olio di cocco sbiancato e raffinato è efficace quanto la clorexidina (il comune “gold standard” utilizzato nei collutori) nel ridurre la presenza di *S. mutans* nell’arco di 30 giorni. Risultati analoghi, in termini di riduzione di *S. mutans*, sono stati osservati in uno studio controllato randomizzato in cui i soggetti sono stati trattati, per un periodo di 2 settimane, con olio di cocco sbiancato e raffinato, clorexidina o acqua distillata. Tali effetti potrebbero essere dovuti, in parte, all’elevata concentrazione di acido laurico nell’olio di cocco, sostanza a cui sono state riconosciute proprietà antimicrobiche. Una revisione sistematica di studi controllati randomizzati ha rilevato prove limitate del fatto che l’oil pulling (considerando diverse tipologie di olio) possa apportare benefici all’igiene orale. È opportuno notare che molti degli esiti osservati negli interventi basati sull’uso di oli riguardavano effetti a breve termine, analogamente a quanto dimostrato per la clorexidina.
Olio di cocco e salute dei capelli
Due studi hanno valutato l’effetto dell’olio di cocco raffinato, sbiancato e deodorato sui danni ai capelli durante i trattamenti termici e chimici. Tali esperimenti hanno rilevato che l’olio di cocco è più efficace degli oli minerali o di girasole nel ridurre la perdita di proteine, sia nei capelli sani che in quelli danneggiati, quando utilizzato come prodotto per la cura dei capelli prima o dopo il lavaggio. Gli autori suggeriscono che l’acido laurico presente, possieda una maggiore affinità per le proteine capillari; inoltre, grazie al suo basso peso molecolare e alla struttura a catena lineare, è in grado di penetrare all’interno del fusto del capello. Il film oleoso idrofobico che si forma sul bordo della cuticola impedisce probabilmente all’acqua di penetrare nella regione intercuticolare. In entrambi gli studi, condotti dallo stesso gruppo di ricerca, il trattamento con l’olio di cocco sbiancato e raffinato si è dimostrato efficace su campioni di capelli di origine indiana precedentemente sottoposti a lavaggi, decolorazioni o esposizione a raggi ultravioletti (UV) – una procedura utilizzata per simulare i danni causati dalla luce solare. Ricerche future dovrebbero esaminare gli effetti su tipologie di capelli appartenenti ad altre popolazioni.
Olio di cocco e salute della pelle
I limitati studi sull’uomo presenti nella letteratura scientifica hanno esaminato gli effetti di un trattamento a base di olio di cocco vergine, applicato due volte al giorno e confrontato con olio minerale. Si è dimostrato che l’olio di cocco è maggiormente efficace per la dermatite atopica rispetto all’olio minerale e ci sono stati miglioramenti nell’idratazione cutanea e un aumento dei livelli di lipidi sulla superficie cutanea. L’olio di cocco vergine è risultato sicuro e non ha dimostrato effetti collaterali quando applicato sulla cute.
Conclusioni
Le prove attualmente disponibili non supportano l’impiego di olio di cocco per la prevenzione o il trattamento della malattia di Alzheimer, della perdita di massa ossea o del controllo glicemico.
Le evidenze relative alla perdita di peso e alla prevenzione delle malattie cardiovascolari (CVD) sono scarse, ma sufficienti a giustificare di effettuare altri studi di intervento clinico su più ampia scala.
L’olio di cocco raffinato, sbiancato e deodorato (RBD-CO) sembra avere un impatto minore sul colesterolo totale e LDL rispetto al grasso del burro animale ma non rispetto agli oli vegetali contenenti acidi grassi insaturi in configurazione *cis*. Ulteriori ricerche sulle modalità di assorbimento e metabolismo dell’acido laurico, consentiranno di comprendere meglio se l’olio di cocco raffinato e l’olio di cocco vergine, possano essere utilizzati efficacemente nel contesto di comuni patologie croniche. Sono quanto mai necessari studi clinici e osservazionali sull’uomo, di maggiore portata e durata; infatti, i risultati della ricerca sugli acidi grassi a catena media, non sono direttamente trasferibili, e molte delle indicazioni salutistiche attribuite a tali prodotti si basano esclusivamente su studi condotti su animali, *in vitro* o, appunto, su ricerche riguardanti i soli acidi grassi a catena media.
Esistono prove, limitate ma coerenti, a sostegno dell’uso topico per la prevenzione e il trattamento della dermatite atopica, nonché della pratica dell’“oil pulling” (sciacqui con olio) per la prevenzione della carie dentale. L’olio di cocco raffinato, sbiancato e deodorato e l’olio di cocco vergine, possono rivelarsi utili nel prevenire i danni ai capelli causati dalla perdita di proteine durante le operazioni di cura e acconciatura e in seguito all’esposizione ai raggi UV.
Concludo che ho redatto quest’articolo perchè sui social- network è sempre piu’ crescente, il consiglio da parte di sedicenti esperti, di utilizzare l’olio di cocco, come una panacea ed un rimedio magico per la salute metabolica e la perdita di peso. Come avete letto in quest’articolo redatto da una review di studi scientifici presenti in letteratura, il discorso è diverso ed ad oggi, non ci sono prove che supportano l’impiego dell’olio di cocco per motivi salutistici sul metabolismo e sulla perdita di peso. Se volete usarlo in maniera moderata per dare un sapore diverso ai vostri piatti, ben venga. Se volete usarlo per la cura della pelle, capelli, denti, ben venga ma per carità non per aumentare il metabolismo. Se volete aumentare il dispendio energetico e volete che sia efficace per una perdita di peso duratura non esistono scorciatoie, bisogna muoversi. Esistono tanti altri alimenti o ingredienti, che hanno un effetto minimamente positivo sul metabolismo energetico con effetto termogenico o con effetto di miglioramento glicemico postprandiale (pepe, peperoncino, caffè, zenzero, tè, aceto, ecc) ma come si evince dalla letteratura gli effetti sono talmente infinitesimali che non possono incidere in maniera impattante nella perdita di peso nel lungo periodo (che è influenzata da molti fattori: dietetici , sociali, emozionali, di stile di vita, stress, ecc). Anche in questo caso se volete usare le spezie o l’aceto (che saranno argomenti per altri articoli), o volete bere tè o caffè, ben venga ma non saranno il rimedio magico per la perdita di peso.
BIBLIOGRAFIA
Taylor C. Wallace (2019) Health Effects of Coconut Oil—A Narrative
Review of Current Evidence, Journal of the American College of Nutrition, 38:2, 97-107,
DOI: 10.1080/07315724.2018.1497562
https://doi.org/10.1080/07315724.2018.1497562
A cura del Dott. Cristian Mastropietro







